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24 giugno 2011

Quel grido soffocato in gola troppe volte

elezioni,politiche,berlinguer,d'alema,prodi,veltroni,berlusconi,dipietroAlla fine arrivò, in ritardo di due ore ma arrivò. «I politici sono persone importanti e occupate, è normale che arrivino un po' in ritardo, a loro è concesso» ti spiegò tuo padre.

Baffetto si affacciò da un palco sopraelevato un paio di metri sulla piazza. Ci saranno state seicento, settecento persone. Voi due eravate al centro, a una trentina di metri da lui. Ti sembrò da subito un tipo un po' troppo piccolo e magrolino per essere «una delle poche speranze che ci restano per conquistare la fetta di potere che ci compete ma che non ci vogliono dare», come ti aveva spiegato papà a suo modo.

Ti aspettavi un uomo alto e forte, magari anche un po' robusto, non certo quel mingherlino. Appena prese la parola capisti che era un uomo colto e con una grande considerazione di sé. «…Perché noi non dobbiamo vergognarci di dichiarare che un tempo, un tempo nemmeno troppo lontano, siamo stati comunisti» e poi ancora «io dico che dobbiamo essere orgogliosi del bagaglio culturale che ci appartiene e che custodiremo sempre gelosamente». Disse questo o qualcos'altro di molto simile. O forse, piuttosto, a te piaceva ricordare che pronunciò all'incirca queste parole. Fatto sta: ti sarebbe bastato molto meno. Così, perentorio come non mai, il pomeriggio successivo ti fiondasti in biblioteca per prendere tutto ciò che potesse istruirti riguardo comunismo, dittatura del proletariato e compagnia bella. Il bibliotecario sbarrò gli occhi.

«Un ragazzino come te non dovrebbe leggere Melville? Al massimo Hawthorne, ma Marx ed Engels? Ragazzo non mi diventerai uno sfasciavetrine a volto coperto?»

elezioni,politiche,berlinguer,d'alema,prodi,veltroni,berlusconi,dipietroLo richiamasti ai suoi compiti, inchiodandolo con un «ce la fa a far arrivare da Cremona quel libro su Enrico Berlinguer che le ho detto prima, diciamo… per venerdì prossimo?». Da allora, ogni volta che ti presentavi a lui, ad accoglierti c'era un canzonatorio «oh ecco la nostra piccola falce che vuole diventare martello!».

Di lì a diciotto mesi – in qualità di nipote di tuo nonno – avresti tenuto il tuo primo intervento al congresso provinciale del partito citando Antonio Gramsci davanti a due centinaia di delegati più infastiditi che sorpresi dal trovarsi di fronte un «quindicenne che ne ha di michette da mangiare…», come sentisti mormorare dalla prima fila sotto il palco. Poi altri tre discorsetti di poco conto con tanto di leggio e microfono a qualche chilometro da casa, decine di riunioni della Sinistra Giovanile e, nemmeno cinque anni dopo l'incontro con Baffetto e la politica, ecco arrivare l'aprile del 1996.

«Si vince, per la prima volta si va al governo veramente» dicono. E tu corri in strada, ed è tutto uno sventolare di bandiere verdi negli occhi e rosse nel cuore. Nella confusione, a un certo punto, ti ritrovi accanto a un vecchietto con spesse lenti da scrupoloso lavoratore fiero di aver immolato sette decimi di vista tra torni e puliture ai piedi di un altare di nome Partito. Urla, sono lacrime di gioia le sue nel liberare un grido soffocato in gola troppe volte.

Vittoria. La senti «mia, non so perché ma la sento anche mia» confidi a uno che di lì a qualche mese prenderai a chiamare Compay. «…Ce l'abbiamo fatta e ora godiamocela questa notte, la notte più stellata della primavera politica italiana…» scribacchi sul pieghevole celebrativo realizzato dalla sezione del partito della cittadina in cui sei venuto al mondo. E poi… poi lo vedremo come andarono le cose. Sai, a volte si può intuire già in anticipo come andranno certe cose.

(Frammento tratto dal romanzo)

20 giugno 2011

L'Italia migliore

benigni,santoro,fiom,costituzione,lavoro,sindacato,brunetta,vauro,dandiniEntra in video tra due ali di folla, si ferma un paio di volte a stringere mani. Poi sale sul palco, corre si butta a terra, si rialza, corre ancora. "L'Italia s'è desta!" urla Roberto Benigni accanto a Michele Santoro, sul palco di Villa Angeletti a Bologna, in occasione dalle celebrazioni per i 110 anni della Fiom.

"Quando Michele m'ha chiesto di venire qui, ho detto subito di sì. Tanto in questo periodo, con tutti questi Sì ci sono abituato". E dopo l'omaggio alla Fiom ("il miglior sindacato degli ultimi 110 anni"), l'esortazione: "Amate il vostro lavoro. E' un diritto".

"Siete l'Italia migliore, cari lavoratori, è facile dirlo".

E ha ragione, perché l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. E' l'articolo 1 della nostra straordinaria costituzione. Non dimentichiamolo mai.

16 giugno 2011

Quelle tasche piene di sassi e il miglior Jovanotti

jovanotti,lorenzo,cherubini,tasche,piene,sassi,fango,libelluleArticolo tratto da Lastampa.it

Lorenzo Jovanotti ha vinto la quarta edizione del Premio Mogol per il miglior testo pubblicato nel 2010 con Le tasche piene di sassi. La proclamazione è avvenuta poco dopo mezzanotte, al termine della serata conclusiva del concorso svoltasi al teatro Romano di Aosta.

Oltre a Jovanotti erano in lizza altre cinque canzoni: Yanez di Davide Van de Sfroos, Mondo di Cesare Cremonini, Statte zitta di Alessandro Mannarino, Il mio secondo tempo di Max Pezzali, Mentre dormi di Max Gazz‚ (con testo di Gianni Santucci) e Vieni a vivere a Napoli di Le strisce.

Il premio è stato ritirato da Saturnino dato che Jovanotti, che con Fango aveva già vinto la prima edizione del Premio Mogol nel 2008, è in tournee all’estero.

«Un ricordo rivissuto al presente, un uomo che si rivede bambino davanti alla scuola in attesa della mamma che non potrà più venire a prenderlo, ancora con le sue tasche piene di sassi e con il cuore pieno di smarrimento. Una serie di immagini che è facile veder tremare dietro le lacrime. In questo testo ritroviamo il miglior Jovanotti, vero artista che raggiunge spesso i suoi acuti nei ricordi familiari, che sa trasferire a tutti così come li ha vissuti». È la motivazione con cui la giuria, presieduta da Mogol e composta dai giornalisti Mario Luzzatto Fegiz del Corriere della Sera, Marinella Venegoni de La Stampa e Paolo Giordano de Il Giornale, ha attribuito a Jovanotti il Premio Mogol 2011.

Vai all'articolo su Lastampa.it

 

21 maggio 2011

L'emozione non ha voce (Adriano Celentano - 1999)

emozione,voce,adriano,celentano,clan,molleggiato,gluk,yuppiIo non so parlar d'amore 
l'emozione non ha voce 
E mi manca un po' il respiro 
se ci sei c'è troppa luce 
La mia anima si spande 
come musica d'estate 
poi la voglia sai mi prende 
e mi accende con i baci tuoi 

Io con te sarò sincero 
resterò quel che sono 
disonesto mai lo giuro 
ma se tradisci non perdono 

Ti sarò per sempre amico 
pur geloso come sai 
io lo so mi contraddico 
ma preziosa sei tu per me 

Tra le mie braccia dormirai 
serena..mente 
ed è importante questo sai 
per sentirci pienamente noi 

Un'altra vita mi darai 
che io non conosco 
la mia compagna tu sarai 
fino a quando so che lo vorrai 

Due caratteri diversi 
prendon fuoco facilmente 
ma divisi siamo persi 
ci sentiamo quasi niente 
Siamo due legati dentro 
da un amore che ci dà 
la profonda convinzione 
che nessuno ci dividerà 
Tra le mie braccia dormirai 
serenamente 
ed è importante questo sai 
per sentirci pienamente noi 

Un'altra vita mi darai 
che io non conosco 
la mia compagna tu sarai 
fino a quando lo vorrai 

poi vivremo come sai 
solo di sincerità 
di amore e di fiducia 
poi sarà quel che sarà 

Tra le mie braccia dormirai 
serenamente 
ed è importante questo sai 
per sentirci pienamente noi 
pienamente noi uhu uhu

 

03 maggio 2011

Gli Usa non sono in guerra con l'Islam

barack_obama2_osama_bin_laden.jpgIl discorso con il quale il presidente degli Usa ha annunciato l'uccisione di Osama Bin Laden

Tratto dal sito Lastampa.it

Buona sera. Questa notte posso riferire alla gente d’America e al mondo che gli Stati Uniti hanno portato a termine un’operazione in cui è stato ucciso Osama Bin Laden, il leader di Al Qaida, un terrorista che è responsabile dell’omicidio di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti.

Sono passati quasi dieci anni da quel giorno luminoso di settembre oscurato dal peggiore attacco della nostra storia contro americani. Le immagini dell’11 settembre sono scolpite nella nostra memoria nazionale: aerei dirottati comparire all’improvviso in un limpido cielo di settembre; le torri gemelle collassare al suolo; un fumo nero alzarsi dal Pentagono; il disastro del volo 93 in Shanksville, in Pennsylvania, dove le azioni di cittadini eroici hanno consentito di evitare una distruzione e un dolore ancora maggiori.

Tuttavia sappiamo che le immagini peggiori sono quelle che non sono state viste alla luce del sole. La sedia vuota di una famiglia a tavola. I bambini che sono stati costretti a crescere senza la madre o il padre. I genitori che non proveranno mai più l’abbraccio del figlio. Quasi tremila persone strappate da noi, che hanno lasciato un vuoto nei nostri cuori. L’11 settembre 2001 la gente d’America nel momento del lutto si è stretta insieme. Abbiamo offerto una mano ai vicini, il sangue ai feriti. Abbiamo riaffermato i legami che ci uniscono l’uno all’altro e il nostro amore per la comunità e il Paese. Quel giorno, non importa da dove venissimo nè quale Dio pregassimo o di quale razza fossimo, noi eravamo uniti come una sola famiglia di americani.

Eravamo uniti anche nella determinazione di proteggere la nostra Nazione e di di rendere alla giustizia coloro che avevano commesso questo attacco spregevole. Venimmo rapidamente a conoscenza che gli attacchi dell’11 settembre erano stati portati da Al Qaida, un’organizzazione terroristica guidata da Osama Bin Laden, che aveva apertamente dichiarato guerra agli stati Uniti e che era determinata ad uccidere innocenti nel nostro paese e nel mondo. Così siamo andati in guerra contro Al Qaida per proteggere i nostri cittadini, i nostri amici, i nostri alleati.

Negli ultimi dieci anni grazie al lavoro eroico delle nostre Forze Armate e del nostro antiterrorismo, abbiamo ottenuto grandi risultati in questo sforzo. Abbiamo smantellato attacchi terroristici e rafforzato la nostra difesa interna. In Afganistan abbiamo rimosso il governo dei Talebani, che aveva dato a Bin Laden e ad Al Qaida rifugio e sostegno. E nel mondo abbiamo lavorato con i nostri amici e alleati per catturare o uccidere membri di Al Qaida, compresi molti di quelli che presero parte al complotto dell’11 settembre.

Tuttavia Osama Bin Laden era riuscito ad evitare la cattura e a fuggire dall’Afganistan in Pakistan. Nello stesso tempo Al Qaida ha continuato ad operare da quella zona di confine nel mondo attraverso i suoi affiliati.

Per questo poco dopo aver assunto l’incarico ho dato indicazioni a Leon Panetta, il Direttore della CIA, di considerare la cattura o l’uccisione di Bin Laden la priorità della guerra contro Al Qaida, anche se noi continuavamo il nostro più ampio impegno per distruggere, smantellare e sconfiggere la sua rete.

barack_obama_osama_bin_laden.jpgPoi nell’agosto scorso dopo anni di lavoro senza sosta della nostra intelligence mi è stato riferito di un possibile accesso a Bin Laden. Non era certo e ci sono voluti molti mesi per abbattere questa minaccia. Mi sono riunito ripetutamente con la mia squadra di sicurezza nazionale per raccogliere più informazioni sulla possibilità che Bin Laden era stato localizzato in un rifugio nascosto in Pakistan. La scorsa settimana ho deciso che avevamo informazioni di intelligence sufficienti per agire e ho autorizzato l’operazione per prendere Osama bin Laden e assicurarlo alla giustizia.

Oggi, sotto la mia direzione, gli Stati Uniti hanno lanciato un’operazione mirata contro quel rifugio ad Abbottabad, in Pakistan. Una piccola squadra di americani ha portato a termine l’operazione con coraggio e capacità straordinarie. nessun americano è rimasto ferito. Hanno fatto attenzione a evitare vittime civili. E dopo un conflitto a fuoco hanno ucciso Bin Laden e hanno preso in custodia il suo corpo.

Per oltre due decenni Bin Laden è stato il leader e il simbolo di Al Qaida e ha continuato a pianificare attacchi contro il nostro paese e alleati. La morte di Bin Laden segna il risultato significativo nell’impegno della nostra nazione di sconfiggere Al Qaida. Tuttavia la sua morte non segna la fine del nostro impegno. Non ci sono dubbi sul fatto che Al Qaida continuerà a perseguire attacchi contro di noi. Noi dobbiamo rimanere vigili in patria e fuori, e lo saremo.

Nel fare questo, dobbiamo anche riaffermare anche che gli Stati Uniti non sono in guerra con l’Islam e non lo saranno mai. Ho sempre detto in modo chiaro, così come ha fatto il Presidente Bush dopo l’11 settembre che la nostra guerra non è contro l’Islam. Bin Laden non era un leader musulmano: era un assassino di massa di musulmani. Al Qaida ha davvero ucciso musulmani in molti paesi incluso il nostro. Per questo la sua sconfitta dovrebbe essere accolta con favore da tutti coloro che credono nella pace e nella dignità umana.

Nel corso degli anni ho ripetutamente chiarito che noi avremmo agito in Pakistan se avessimo saputo dove Bin Laden si trovava. È ciò che abbiamo fatto. Ma è importante precisare che la cooperazione del nostro antiterrorismo con il Pakistan ha contribuito a portarci a Bin Laden e all’edificio in cui si nascondeva. Bin Laden aveva dichiarato guerra contro il Pakistan e contro i pakistani.

Oggi ho chiamato il presidente (del Pakistan) Zardari, e il mio team ha a sua volta chiamato le rispettive controparti pakistane. Hanno convenuto che questo è un giorno storico per entrambe le nostre nazioni. E nel guardare avanti, è essenziale che il Pakistan continui ad unirsi a noi nella lotta contro Al Qaida e i suoi affiliati.

Non sono stati gli americani a scegliere questa lotta. È venuta loro con il massacro senza senso sul nostro suolo di nostri cittadini. Dopo dieci anni di servizio, lotta e sacrificio, conosciamo bene i costi della guerra. Questo impegno pesa su di me ogni volta che io, come Comandante in Capo, devo firmare una lettera indirizzata a una famiglia che ha perso un suo caro, ogni volta che devo guardare negli occhi un soldato che è stato gravemente ferito.

Gli americani sono consapevoli dei costi della guerra. Tuttavia come Paese noi non tollereremo mai che la nostra sicurezza sia minacciata, nè ci daremo da parte quando la nostra gente viene uccisa. Noi saremo senza esitazione in difesa dei nostri cittadini e dei nostri amici e alleati. Noi saremo fedeli ai valori che ci hanno resi ciò che siamo. E in notti come questa noi possiamo dire a quelle famiglie che hanno perso i loro cari a causa del terrore di Al qaida: giustizia è stata fatta.

abbottabad_barack_obama_osama_bin_laden.jpgQuesta notte, diciamo grazie alle infinite informazioni di intelligence e agli uomini dell’antiterrorismo che hanno lavorato senza tregua per raggiungere questo risultato. Gli americani non vedono il loro lavoro, nè conoscono i loro nomi. Ma questa notte possono provare la soddisfazione del loro lavoro e il risultato del loro inseguimento della giustizia.

Ringraziamo gli uomini che hanno portato a termine questa operazione, per il loro esempio di professionalità, patriottismo, e per il coraggio di coloro che servono il Paese. Sono parte di una generazione che ha sopportato il fardello più pesante fin da quel giorno di settembre.

Infine, lasciatemi dire alle famiglie che l’11 settembre hanno perso i loro cari, che non abbiamo mai dimenticato la loro perdita, nè esitato nell’impegno di vedere che facciamo tutto ciò che è necessario per prevenire altri attacchi sul nostro suolo. Questa notte, consentiamoci di riandare al senso di unità che prevalse in quell’11 settembre. So che a volte è vacillato. Ma il risultato di oggi è una testimonianza della grandezza di questo Paese e della determinazione della sua gente.

La causa per garantire la sicurezza del nostro Paese non è ancora completata. Ma questa notte ricorda a tutti noi ancora una volta che l’America può raggiungere qualunque obiettivo essa si ponga. Questa è la storia della nostra storia, sia che si tratti del perseguimento di prosperità per la nostra gente, o della lotta per l’eguaglianza dei nostri cittadini, o del nostro impegno a difendere all’estero i nostri valori, o dei sacrifici per rendere il mondo un posto più sicuro.

Lasciatemi ricordare che possiamo fare tutto ciò non per la ricchezza o la forza, ma per ciò che siamo: una Nazione, davanti a Dio, indivisibile, con la libertà e la giustizia sopra ogni cosa.

Grazie. Possa Dio benedire voi. E possa Dio benedire gli Stati Uniti d’America.

Barack Obama

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23 aprile 2011

D'estate, quando Lisbona sfavilla

lisbona_tabucchi_sostiene_pereira.JPGSostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d'estate. Una magnifica giornata d'estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell'imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il "Lisboa" aveva ormai una pagina culturale, e l'avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte.

Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira (1994)

02 aprile 2011

Horchata de chufa, sabor de Valencia

Una corsa, pochi istanti intensissimi, in omaggio ai sapori, odori, colori di una città unica nel suo genere.

 

15 marzo 2011

Un premio letterario fotografico per raccontare il Piemonte

 

logo_piemontecongusto_HR.jpgPiemonte con gusto. Un premio letterario fotografico per raccontare attraverso parole e immagini il Piemonte. E' quanto si è pensato a Fontaneto d'Agogna (NO) per festeggiare i 150 anni dell'Unità d'Italia. Un concorso riservato a racconti in lingua italiana e fotografie, entrambi inediti.

L'iniziativa è organizzata da “Piemonte… con gusto! Biblioteca dei Sapori e delle Tradizioni” di Fontaneto d’Agogna, in collaborazione con il Comune di Fontaneto d’Agogna, la Pro Loco Fontaneto e il Club Amici del Vino, con il patrocinio della Provincia di Novara, dell’ATL di Novara, dell’UNPLI Piemonte, del Parco Culturale Terre di Vino e di Riso, della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura e con il sostegno del Comitato di Sant’Alessandro, della Biblioteca Pubblica “Dante Strona” e della Cooperativa Agricola Operaia di Fontaneto d’Agogna.

Tutto il Piemonte è paese. È questo il tema scelto per festeggiare al meglio il ricorrere del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, che vide proprio il Piemonte tra i suoi protagonisti. E data la specificità della biblioteca fontanetese su tale territorio, gli organizzatori hanno pensato di rendere omaggio alla regione invitando a scrivere un racconto che metta in risalto il gusto di fare le cose insieme, piccole o grandi che siano, fosse anche soltanto trascorrere qualche ora in compagnia: “essere paese”, una tradizione ancora oggi tanto radicata nel nordovest italiano, anche nei quartieri e nelle periferie delle grandi città.

Raccontate perciò il vostro Piemonte: momenti di condivisione, stralci di vita, episodi curiosi e divertenti oppure situazioni che fanno riflettere, realmente accaduti o di vostra fantasia. Scattate poi una foto del luogo dove è ambientata la vostra storia: una piazza, una strada, un parco oppure un locale, un circolo, un’abitazione, o magari un luogo caro a cui siete molto legati, insomma ovunque vogliate, purché nello splendido Piemonte.

I racconti dovranno essere lunghi al massimo 10 pagine dattiloscritte (non oltre 18.000 battute), mentre la foto dovrà essere inviata in alta definizione.

Il materiale va spedito entro il 15 luglio 2011 via mail a piemontecongusto@virgilio.it e/o via posta ordinaria a “Premio Piemonte con gusto” c/o Comune di Fontaneto d’Agogna, Piazza della Vittoria - 28010 Fontaneto d’Agogna (NO).

La valutazione dei racconti e delle fotografie sarà curata da una giuria presieduta dal giornalista Gianfranco Quaglia e composta da giornalisti, scrittori, fotografi, rappresentanti di associazioni e istituzioni di diverse zone del Piemonte e degli attori promotori del premio.

La premiazione avverrà sabato 8 ottobre 2011 a Torino, in occasione dell'Assemblea Nazionale delle Pro Loco di tutta Italia. 1° Premio: targa d'argento + weekend per due persone presso una struttura agrituristica delle colline novaresi + fornitura di prodotti tipici.

Sito del premio: http://piemontecongusto.myblog.it/

Per concorrere raccomandiamo di seguire le indicazione contenute nel bando del premio, scaricabile a questo link.

 

 

05 marzo 2011

Tutta Mantova in bici, le due ruote si prendono la città

mantova_amsterdam_biciclette_dueruote.jpgArticolo di Paolo Berizzi tratto da Repubblica.it

Nell'era muscolare dei Suv, e mentre i cervelloni delle aziende automobilistiche non sanno più cosa inventarsi per tenerci inchiodati al volante, c'è una città che ha deciso di andare a pedali: non per moda snobistica né per necessità (anche se le stradine ciottolate del centro storico - in pratica tutta Mantova - non sono esattamente un paradiso per ciclisti). Semplicemente perché - per dirla alla vecchia - in bicicletta è meglio, consuma meno e fa bene a tutti. "Mantova come una piccola Amsterdam? Diciamo che di acqua intorno ne abbiamo parecchia anche noi - scherza ma neanche troppo l'assessore all'urbanistica Anna Maria De Togni - . Il paragone con Amsterdam fa piacere, adesso vediamo che cosa siamo capaci di fare qui. Abbiamo in mente una città che sia interamente ciclabile e che lo sia in modo sicuro". La prima cosa che pensi è: se non vanno in bici da queste parti, in una città pianeggiante che attraversi in meno di dieci minuti, se non qui, dove? In effetti i mantovani se c'è da pedalare non si tirano indietro: si stima che in città girino tra le 25 e le 30mila biciclette. Calcolando che gli abitanti sono 48mila, e togliendo una percentuale fisiologica di non utilizzatori (bambini e anziani), in pratica si sfiora una media di una bici per ogni abitante che si muove.

E la città vuole fare sul serio. In nome della qualità dell'aria e della lotta al traffico si sono sotterrate anche le rivalità politiche: a chi si è rivolto il sindaco pdl Nicola Sodano per elaborare un piano per riempire di piste ciclabili il centro e la periferia (progetto sul quale si tareranno sia il piano urbano del traffico sia il piano del governo del territorio)? A un consigliere di opposizione, Sergio Ciliegi, eletto nella lista civica Forum e delegato alla mobilità ciclistica. Il piano, costruito in collaborazione con la Fiab, Amici della bicicletta, è stato appena presentato e Ciliegi parla già di una svolta rivoluzionaria: "Quando il progetto sarà ultimato (prevede tre fasi) Mantova diventerà una città per biciclette. Il centro, le frazioni e i comuni dell'hinterland saranno connessi tra loro e diventeranno una gigantesca rete ciclabile. Sono sicuro che abbatteremo il problema traffico: oltretutto il 90 per cento è traffico "di penetrazione" (gente che abita fuori e entra in città per motivi di lavoro)".

La città gonzaghiana parte dal basso: oggi di pista ciclabile ce n'è solo una. Ma entro la metà del 2012 saranno una trentina. Tutte collegate tra loro. Una grande ragnatela dove finalmente i ciclisti mantovani non dovranno più fare i conti con sportellate e ciottoli traditori. Con raccordi semicircolari lungo i principali assi di scorrimento. Da piazza Sordello a Diga Masetti, da viale Oslavia a piazza Cavallotti per attraversare la città sarà più comodo lasciare l'auto in garage. E i mantovani si sentiranno un po' olandesi. "Il biciplan verrà portato a termine entro la metà dell'anno prossimo - promette l'assessore De Togni - poi di concerto con l'assessore alla mobilità (Espedito Rose) moduleremo la realizzazione di interventi edilizi in base a questa nuova organizzazione del trasporto cittadino".

Dovremo chiamarla Mantovamsterdam? Al netto del fatto che, per tradizione e per conformazione geografica, in pianura padana le città dove si va a pedali sono molte, e tenuto conto del fatto che Mantova non aveva mai sviluppato un vero piano di viabilità ciclistica, guardando al domani viene in mente il caso paradigmatico per eccellenza: lei, Amsterdam. Già 25 anni fa i suoi amministratori avevano pianificato lo sviluppo edilizio della città con qualcosa di più di un occhio di riguardo verso i ciclisti. Il risultato è che da tutto il mondo arrivano ad Amsterdam in bici. E chi non ci ha pensato prima, rimedia appena giunto sul posto. "Mantova è una città particolare - chiosa l'assessore De Togni - . Siamo circondati su tre lati dai laghi. E poi dalla ferrovia. Se riusciremo a far muovere in bici quasi tutti, avremo vinto la nostra scommessa".

Vai all'articolo su Repubblica.it

19 febbraio 2011

Adriano Celentano

adriano-celentano.jpgAdriano Celentano (Milano, 6 gennaio 1938) è un cantautore, attore, regista e imprenditore italiano. È stato soprannominato "il Molleggiato" per via del suo modo di ballare.

Molto spesso anche autore delle musiche delle sue canzoni (a volte co-autore di musica e testi, anche se, secondo la moglie Claudia Mori, li lasciò firmare ad altri), grazie alla sua carriera cinquantennale e ai suoi grandi successi, è considerato uno dei pilastri della musica italiana; il suo carattere ha fatto sì che attorno a Celentano si costruisse un personaggio divenuto emblema e icona della società italiana del secondo dopoguerra.

Uno dei meriti maggiori che gli viene riconosciuto è quello di essere stato uno dei primi musicisti italiani a capire che qualcosa, nel mondo della musica (e del costume), stava cambiando, introducendo in Italia un nuovo tipo di musica, sfrenata e di grande appeal soprattutto per i giovani di allora, sull'onda del boogie-woogie americano.

"Parlare senza dirsi niente è lento. Guardarsi negli occhi è rock."

 

12 febbraio 2011

Barriera corallina, i conti dopo il disastro

australia_barriera_corallina.jpg

Studi sul reef dopo cicloni e inondazioni. Si salverà, per ora. Ma gli eventi estremi diventano sempre più frequenti. E un nuovo Yasi avrebbe esiti drammatici. Invito dal Queensland: "Venite in vacanza, non è lo sfascio"

Articolo di Arturo Cocchi tratto da Repubblica.it

La barriera corallina australiana ha sicuramente sofferto - molto - per i recenti eventi meteorologici estremi, ma riuscirà a recuperare. Di questo sono convinti gli studiosi che stanno monitorando una delle meraviglie mondiali, per constatare le conseguenze lasciate dal ciclone Yasi, che l'ha colpita direttamente, ma anche dagli allagamenti che hanno colpito il limitrofo Queensland prima dell'ultima tempesta, causando il trasferimento di ingentissime masse d'acqua dolce nello specchio d'acqua marino limitrofo - quello dove la barriera corallina vive - modificandone in modo non irrilevante temperatura e quote saline. Di sicuro, l'osservazione recente dello stato di salute del più grande essere vivente del pianeta ha portato a inattese scoperte sul fronte della climatologia. La barriera, infatti, è un'immensa cartina al tornasole, che registra in modo indelebile gli scenari climatici passati e può aiutare a prevedere quelli futuri.

Verso climi estremi. Gli anelli di crescita dei coralli, infatti, possono essere utilizzati come quelli delle piante o le sedimentazioni della roccia, e la ricostruzione storica fatta nelle scorse settimane ha potuto tracciare l'andamento climatico nell'area - e in prospettiva potrebbe farlo su un'estensione di 3000 chilometri, tanta è la lunghezza del reef - dal 1639 agli ultimi anni (gli scienziati si sono fermati al 1981). "I campioni di corallo raccolti - ha spiegato la climatologa Janice Lough, dell'Australian institute of Marine Scienze, Queensland - "suggeriscono che l'annata più piovosa degli ultimi 400 anni sia stata l'estate (inverno europeo n. d. r.) 1973-74. Almeno fino a quest'ultimo anno, che stiamo ora confrontando con quello di 27 anni or sono".

Coralli come le Porites Annae possono vivere centinaia di anni e sviluppare colonie alte 8 metri. L'immenso essere simbiotico secerne strati di carbonato di calcio, che possono essere appunto conteggiati come gli anelli di crescita degli alberi. Anelli degradati o contenenti una particolare sostanza, l'acido umico, sono il sintomo di una stagione particolarmente umida. Ma Dall'osservazione di questi dettagli, gli scienziati sono così riusciti a ricostruire uno scenario di grandi mutamenti climatici tuttora in corso, che lascia intravedere un futuro di eventi sempre più estremi. Infatti, da un periodo relativamente secco, tra la metà del Settecento e la metà del secolo seguente, l'area ha visto via via aumentare le precipitazioni. Ma soprattutto, negli ultimi tempi, sono aumentati sia i periodi di grande siccità che quelli di pioggia torrenziale. La sequenza dei picchi estremi è prima calata, per poi risalire brutalmente. Nel Settecento si poteva contare, in media, un anno molto piovoso ogni 12, e se ne registrava uno eccezionalmente secco ogni 9; tra il Settecento e l'Ottocento gli anni siccitosi erano calati ad uno ogni 14, e quelli straordinariamente umidi erano appena uno ogni 25; ma nell'ultimo secolo si è avuto l'incremento, drammatico, delle stagioni cosiddette fuori norma: un anno secco ogni 7,5 e uno ultrapiovoso addirittura ogni 3.

Lo studio, che sta per essere pubblicato sulla rivista Paleoceanography, pur senza trarre conclusioni, rileva con evidenza la tendenza alla crescente piovosità dell'area, e conclude che le aree tropicali sono soggette ad umidità crescente in un pianeta che si riscalda, come sta facendo la terra, quali che ne siano le cause.

australia_ciclone_yasi.jpgLa barriera ha resistito. Stavolta. Il ciclone Yasi s'è abbattuto sulla barriera corallina con una violenza quantificabile fino ai 280 km orari della massima velocità raggiunta dal vento. Eppure gli oceanografi considerano più grave lo straordinario flusso di acqua dolce che ha investito la barriera, dalla terraferma, in seguito alle piogge e alle inondazioni che per settimane hanno colpito il Queensland: si pensi che il mare interno formato dagli allagamenti è stato, al picco, grande quanto Francia e Germania insieme. L'acqua dolce, come detto, fa crollare il tasso salino, soprattutto in un fondale basso e con pochi sfoghi in mare aperto come quello dove vive il reef. Inoltre, l'alta concentrazione di nutrienti provenienti dalla terraferma garantisce extra cibo a organismi concorrenti di quelli che popolano la barriera, come alghe. I sedimenti, poi, formano una barriera sulla superficie marina, sottraendo luce ed energia a tutto quello che sta sotto.

Per fortuna, gli scienziati sono ottimisti. La studiosa Alison Jones, che ha esaminato alcuni tratti di barriera nelle Isole Keppel, ha trovato solo danni isolati nelle acque meno profonde, sotto i 2 metri. "I coralli hanno vissuto a corto di luce per settimane, e questo non è bene. Una nuova inondazione potrebbe avere esiti molto seri, ma in profondità sembrano aver reagito molto bene, e questo è un sollievo".

Altri studiosi, però, si sono mostrati preoccupati soprattutto dall'effetto cumulativo dei diversi eventi estremi che si sono susseguiti a frequenza crescente. Cinque cicloni di classe 4 e 5, le più elevate, si sono abbattuti sulla barriera negli ultimi 6 anni, mentre se n'erano visti appena 2 nei 40 anni precedenti. "E non siamo in grado di comprendere quanto la barriera viene colpita così frequentemente", ha spiegato Katharina Fabricius, dell'Australian Institute of Marine Science

"Turisti, venite". Intanto l'Australia invita i propri concittadini a passare le vacanze nel Queensland, sotto forma di dovere civico verso il Paese. "Dimenticare Bali e la Nuova Zelanda. Ogni australiano ha la responsabilità di aiutare i suoi connazionali del Queensland" - ha dichiarato il ceo del Tourism and Transport Forum, John Lee. 

Gli eventi degli ultimi mesi hanno portato a cancellazioni di massa, spesso a sproposito. Il danno è confinato a un piccolo numero di città, e i forfait investono località ed aree, come Cairns, Port Douglas e la Daintree Forest, che non sono state toccate dal disastro. Le disdette investono un arco di tempo di un mese, e sono relative a prenotazioni eseguite magari a settembre. Il danno economico, così, diventa ingente. Un'altra volta.

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24 gennaio 2011

E' non è (Niccolò Fabi - 2003)

niccolò_fabi.jpgE' una passione giocosa 
un buon sentimento 
uno sguardo e un pensiero 
che non si riposa 
E' la vita che accade 
E' la cura del tempo 
E' una grande possibilità 


Non è una sfida 
Non è una rivalsa 
Non è la finzione di essere meglio 
Non è la vittoria l'applauso del mondo 
di ciò che succede il senso profondo 


E' il filo di un aquilone 
un equilibrio sottile 
non è cosa ma è come 
E' una questione di stile 
non è di molti ne' pochi 
ma solo di alcuni 
E' una conquista una necessità 


Non è per missione 
ma nemmeno per gioco 
Non è "che t'importa" 
Non è "tanto è uguale" 
Non è invecchiare cambiando canale 
Non è un dovere dovere invecchiare 


Sentire e fare attenzione 
ubriacarsi d'amore 
è una fissazione 
è il mestiere che vivo 
e l'inchiostro aggrappato 
a questo foglio di carta 
di esserne degno 
è il mio tentativo

 

12 gennaio 2011

Stralci di Provincia Cronica

SONO QUI - Undici racconti di provincia cronica video di Massimo Forestello.

Flash di vita vissuta, qui e ora oppure in occasione di un passato tanto lontano che può tornare all'improvviso o meno, nuovamente da te che ora vivi in città oppure ti trovi ancora nella Provincia Cronica fotografata dalla tua provvidenziale capacità di fermare il tuo tempo. Questo sorprendente video di Massimo Forestello ripercorre lo spirito comune agli undici racconti dell'antologia Provincia Cronica, edita da Cartaspina Edizioni.

Ecco l'elenco dei racconti:

Prefazione di Giannino Balbis

Daniele Lombardi - Piccola città
Andrea Sanfilippo - Festa di paese
Bruno Bianco - Odori
Roberto Conti - Denti che ballano il tango
Lorenzo Bianco - In un attimo
Fabrizio Mallarino - É scappata Michina
Emanuela Bosisio - Un filo di sangue
Davide Ettore Nosengo - Three little shy samurai
Marco Amalfitano - Venuti da lontano...
Corrado Trione - Tempore mortis
Luca Platini - Per un pugno di sogni

Vai alla scheda dell'antologia sul sito Asapfanzine.it

02 gennaio 2011

In alto, oltre le insegne illuminate

baol_notte_regime_benni.jpgÈ una tranquilla notte di Regime. Le guerre sono tutte lontane. Oggi ci sono stati soltanto sette omicidi, tre per sbaglio di persona. L'inquinamento atmosferico è nei limiti della norma. C'è biossido per tutti. Invece non c'è felicità per tutti. Ognuno la porta via all'altro. Così dice un predicatore all'angolo della strada, uno dall'aria mite di quelli che poi si ammazzano insieme a duecento discepoli. Ce n'è parecchi in città. Dai difensori dei diritti dei piccioni alla Liga artica. Siamo una democrazia. Ogni tanto, sul marciapiede, si inciampa in qualcuno con le mani legate dietro la schiena. Forse la polizia lo ha dimenticato la notte prima. Ho guardato in alto, oltre le insegne illuminate e, obliqua su un grattacielo, c'era la luna. Le ho detto: Cosa ci fa una ragazza come te in un posto come questo?

Stefano Benni, Baol (1990)

31 dicembre 2010

Cadice, alla ricerca della culla d'Europa

Diario di viaggio di simelekruklidis tratto da Repubblica.it

cadiz_oldcity.jpgCadice è una terra umile e eterea situata nell'ultima appendice della Spagna, a pochi chilometri dalla costa marocchina. Nata dall'incontro spontaneo delle più antiche culture mediterranee, la città si presenta agli occhi come la perfetta fusione di sacro e profano, mitologia e storia, quiete e fervore; è per questa ragione che di lei ci si innamora all'istante. Magica in inverno, anche se vagamente malinconica e ventosa, si presta meglio ad essere esplorata sotto il primo sole caldo della primavera: basta sedersi sul bordo delle mura circondariali che si lanciano a strapiombo sull'oceano Atlantico per ammirare un paesaggio che vive e pullula, tra la gente che sguscia ricci di mare, i bambini che giocano a rincorrersi e i gatti che ronfano sui davanzali delle finestre. Qui il tempo segue ritmi naturali, quasi non scorre; così, proprio dietro l'angolo del ristorante di pesce sembra ancora di poter scorgere l'ombra di trafficanti e marinai, di navi cariche di spezie e di chiassosi mercati dai colori sgargianti. E' l'impronta del passato.

cadice_oltreoceano_spagna.jpgL'andalusa Càdiz, fondata dai Fenici intorno all'XI secolo a.C., per lunghi secoli fu infatti considerata un'importante base strategica per il traffico commerciale con i paesi del bacino mediterraneo e dell'Oltreoceano. Conosciuta già dagli antichi greci, nel 45 a.C. divenne municipio romano grazie all'avvento di Giulio Cesare; ma dal suo porto partirono anche Cristoforo Colombo alla scoperta delle Indie e l'italiano Amerigo Vespucci. Un andirivieni di merci, di profumi, di persone e storie, di memorie e brusii, scolpito nella sabbia finissima delle spiagge così come nelle strade di pietra oramai consunte. In questi luoghi lontani dall'oggi, fragili come vetro, per la prima volta la mente si schiude, gli occhi divorano i colori, la pelle si distende sotto il sole: niente sembra fuori posto.

cadice2.jpgSu Cadice regna un ordine innato, semplice e ingenuo, impresso sul paesaggio proprio come nello sguardo di chi lo osserva. Davanti all'intonaco dei muri che si sbriciola sotto i graffi impietosi del mare, la città si disperde in decine di vicoli, labirintici e misteriosi, che di tanto in tanto nascondono qualche scorcio inatteso. Si scopre così la plaza di San Juan Dios, sede del Municipio o ancora Plaza de las Flores e l'arabeggiante Torre Tavira, una delle 126 torres-miradores della città. E quando il sole cade a picco sull'oceano, lo sguardo non può che ammirare l'imponente cupola dorata della Cattedrale, gioiello architettonico che sfuma dal barocco al neoclassico. Poi, salendo le scale fino a raggiungere il campanile Torre de Poniente, è possibile ammirare Cadice dall'alto, tra gli alberi d'arancio e le palme, tra le lenzuola stese che danzano e i gabbiani che sfrecciano verso sud, là dove si intravede nella nebbia la costa africana.

Verso sera, infine, dopo aver gustato un bicchiere di vino rosso in compagnia della gente Gaditana, sempre spontanea e sorridente, si può godere di un classico tramonto sulla costa della Luce, proprio mentre intorno si accendono le prime luci della sera. Cadice non è solo una città, è vento e salsedine, è il bianco pulito delle case e lo spumeggiare costante delle onde.

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25 dicembre 2010

Destinazione Patagonia

Diario di viaggio di Salvatore Leanza e Michela Visani, tratto da Repubblica.it

patagonia_1.jpgMentre passeggiamo nella zona pedonale di Buenos Aires ci fermiamo per uno spettacolo improvvisato di tango, ci facciamo trascinare dalla folla che con la bella giornata si è riversata nelle strade e ripensiamo a quando eravamo arrivati venti giorni prima accolti da un temporale che ci aveva accompagnato per l'intera visita della città.

Da Buenos Aires con l'aereo avevamo raggiunto la Terra del Fuoco e anche lì ad attenderci una bufera di neve. La sua capitale Ushuaia, che dista 150 km da Capo Horn, è la città più a Sud del mondo, dal porto salpano la maggior parte delle navi dirette in Antartide e molti catamarani che per tutto il giorno portano i turisti tra gli scogli che ospitano colonie di leoni marini, otarie e cormorani imperiali.

Partiti con un bus di linea verso Nord attraversando l'intera Isla Grande ammiravamo dal finestrino l'immensità della steppa patagonica, ai bordi della strada sterrata volpi che fuggivano al nostro passaggio, una infinità di pecore e guanachos che, invece, continuavano a mangiare indisturbati la particolare vegetazione di quelle terre. Attraversando lo Stretto di Magellano avevamo raggiunto il Parco Nazionale Torres del Paine in Cile. Ci torna in mente la giornata uggiosa durante l'escursione nel parco che però non ci ha impedito di ammirare i tantissimi animali, le fantastiche lagune color smeraldo e i ghiacciai, accompagnati dalle guide che lavorano nel pieno rispetto della natura incontaminata.

patagonia_2.jpgRientrati in Argentina a El Calafate, nel Parco Nazionale dei Ghiacciai, ricordiamo con nostalgia la meravigliosa giornata dedicata alla navigazione nel Lago Argentino al cospetto di ghiacciai mitici come l'Onelli, lo Spegazzini, l'Upsala ed il più famoso Perito Moreno. Fenomeni naturali straordinari dove si perde la percezione delle proporzioni e delle distanze per la maestosità della forma assunta dal ghiaccio.

Ancora in direzione Nord tra le Ande per raggiungere El Chalten la capitale nazionale del trekking ai piedi di montagne leggendarie come il Fitz Roy ed il Cerro Torre. Non dimenticheremo facilmente il forte vento che ci ha perseguitato durante le passeggiate nei sentieri circostanti il villaggio.

Con un aereo avevamo raggiunto la Penisola di Valdes dichiarata dall'UNESCO Patrimonio dell'Umanità, un vero paradiso naturalistico dove vivono allo stato libero molte specie di animali.

L'avvistamento delle balene era stata una esperienza incredibile per la facilità con cui si riescono ad avvicinare e in alcuni casi avevamo avuto la sensazione di un inversione dei ruoli tanto erano curiose. Sulle spiagge della costa, a Punta Tombo, avevamo visto i pinguini di Magellano arrivati dopo mesi in mare aperto e li ricordiamo con simpatia sperando che ognuno di loro abbia ritrovato la propria casa e la rispettiva compagna.

patagonia_3.jpgAspettando l'aereo che ci riporterà in Italia conveniamo che un viaggio individuale come questo oltre ad ammirare la spettacolarità della natura ci ha permesso di interagire maggiormente con la gente e ne siamo stati felici perchè tutti si sono dimostrati molto gentili e cordiali, in fondo gran parte degli argentini hanno origine italiane.

Siamo tornati più ricchi culturalmente ed emotivamente e a quasi un mese dal nostro ritorno ci ritroviamo involontariamente a parlare di luoghi che abbiamo visto e di persone che abbiamo avuto il piacere di conoscere. Ci sembra di aver sognato e nostalgicamente riprendiamo la routine che ci riporta alla quotidianità.

 

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Altre foto del viaggio

 

18 dicembre 2010

Martin Luther King

martinlutherking.jpgMartin Luther King Jr. (Atlanta, 15 gennaio 1929 – Memphis, 4 aprile 1968) è stato un politico, attivista e pastore protestante statunitense, leader dei diritti civili. È stato il più giovane Premio Nobel per la pace della storia, riconoscimento conferitogli nel 1964 all'età di soli trentacinque anni.

Il suo nome viene accostato per la sua attività di pacifista a quello di Gandhi, il leader del pacifismo della cui opera King è stato un appassionato studioso, ed a Richard Gregg, primo americano a teorizzare organicamente la lotta nonviolenta.

"La mia libertà finisce dove comincia la vostra."

14 dicembre 2010

Valencia. Il futuro in una... paella

Dal futuristico parco di Calatrava, che ha ovviato al perenne problema degli allagamenti, alle bellezze del centro storico. Scorci e assaggi da assaporare in un weekend. Anche a basso costo

Articolo di Sara Ficocelli tratto da Repubblica.it

valencia_lungomare.jpgSe avete intenzione di trascorrere un weekend a Valencia, c'è solo una cosa che non dovete fare. L'abbonamento ai mezzi di trasporto. La terza città della Spagna in ordine di grandezza si gira tranquillamente a piedi. E, anzi, si apprezza in tutto il suo fascino solo facendo una passeggiata dal Barrio del Carmen al Centro Histórico sud, fermandosi magari in Calle de Caballeros a bere un bicchiere di vino "tinto" al Jan Jaume, il cui bar di legno era un tempo il bancone di una farmacia. Mettete in valigia scarpe comode o anzi indossatele direttamente, viste le restrizioni per il bagaglio a mano previste da Ryanair. La compagnia aerea con cui è più conveniente viaggiare è probabilmente la low cost irlandese, che collega Valencia con moltissime città italiane e fa scalo in un aeroporto che, una volta tanto, è a un passo dal centro storico.

Arrivati in città (dall'aeroporto ci vogliono 15 minuti di metropolitana), godetevi l'imbarazzo della scelta: ostelli della gioventù pitturati in modo eccentrico, pensioni stile anni 50, alberghi con balconi barocchi che affacciano sulle viuzze centrali. Trovare un posto per dormire senza spendere una fortuna non è un problema a Valencia. Così come non lo è trovarne uno per mangiare. In Carrer del Moro Zeit, al Bar Pilar per pochi euro si possono gustare le succosissime cozze locali ("clóchinas") che qui usa mangiare gettando i gusci direttamente sotto il bancone, mentre El Molinón è il paradiso delle tapas. Ma al di là dei vantaggi economici ed enogastronomici, Valencia merita una visita in quanto città genuinamente moderna, capace di sorprendere il turista con il connubio perfetto tra pensiero avanguardistico e spirito di autoconservazione. Per mantenere intatta la bellezza della città i valenciani hanno fatto un patto col diavolo, o meglio col Turia, il fiume che fino al 1957 attraversava Valencia per 9 km. 

valencia_ciudad_ciencias.jpgDopo l'ennesima inondazione, l'amministrazione decise quell'anno di deviare il suo corso e trasformare il letto del corso d'acqua in un parco. Oggi quei 9 km sono uno dei polmoni verdi cittadini più grandi d'Europa e attraversarli in bicicletta è uno dei piaceri imperdibili di una vacanza da queste parti. Tra campi da gioco, giardini fioriti, statue e fontane, alle estremità dell'antico letto del Rìo Turia si trovano la Città delle Arti e della Scienza, progettata dal genio di Santiago Calatrava, e il Bioparc, uno zoo dove l'habitat degli animali è stato ricostruito abilmente. La "Ciudad de las Artes y las Ciencias" è di una bellezza imponente: andateci di giorno, in bicicletta, per apprezzare i profili nitidi e surreali delle strutture che la compongono.

E poi tornateci di sera, magari a gustare un drink in uno dei bar allestiti intorno all'Oceanogràfic, un acquario sufficiente a riempire 15 piscine olimpioniche. In entrambi i casi vi sentirete lontani dal presente, immersi nello stile architettonico che le città avranno fra 50 anni. A Valencia, che ha dato i natali all'architetto ideatore Calatrava, è stato concesso di sperimentare in anticipo sul resto del mondo la struttura delle città di domani. Giardini acquatici, cupole come scheletri di balena, porticati che sembrano foreste di marmo.

Come in una poesia di Baudelaire, gli elementi della natura si fondono con le metafore del pensiero e danno forma alle sensazioni, catapultando il visitatore in una dimensione dove tutto è stimolo per il cervello. Valencia è una città interessante sotto molti punti di vista, ricca di stimoli culturali, verde, economica, efficiente. Non ha molto da invidiare alle "rivali" Madrid e Barcellona e compensa ogni eventuale divario col fatto di essere più vivibile e a misura d'uomo. Prima di lasciarla, concedetevi un pomeriggio di ozio a Las Arenas, la passeggiata sul mare meta di pellegrinaggio per gli amanti della "paella".

valencia_paella.jpgLa valenciana è a base di verdure e pollo ed è ottima, ma gli spagnoli amano molto anche quella ai frutti di mare. Il ristorante La Pepica è uno dei primi che si incontra in passeggiata: qui veniva a mangiare Ernest Hemingway quando ancora il locale era un baracchino sul mare e qui vengono ancora gli "aficionados" della cucina spagnola verace. Alle pareti si possono vedere le padelle dove i cuochi fanno mantecare il riso. Alcune raggiungono i due metri di diametro. Impossibile guardarle senza sentire un moto di simpatia per questa città così completa, al tempo stesso futuristica e tradizionale.

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08 dicembre 2010

Questo è spettacolo

"Me li ricordo ancora gli applausi, me li sento ancora nelle orecchie, e me li porterò dietro per tutta la vita. Mi ricordo una sera… levai l’accappatoio e cascò il mondo: m’ero scordato i calzoncini. Ricordo tutti i K.O. e tutti i ganci, tutti i jab: è il sistema peggiore per fare una bella cura dimagrante. La mia non è stata una vita squallida: anch’io ho avuto… Ma mi farebbe piacere sentirmi applaudire quando recito, come fate con Laurence Olivier quando recita Shakespeare: "un cavallo, un cavallo". "Il mio regno per un cavallo"… Sono sei mesi che non ne becco uno! Ma io non sono Olivier, anche se mi farebbe piacere. E poi lo vorrei vedere sul quadrato a recitare: se con Sugar si misurasse, chi sa quante ne pigliasse! Per cui datemi un’arena giacché il Toro si scatena, perché oltre al pugilato sono attore raffinato! Questo è spettacolo!"

Roberto De Niro in Jack La Motta (Toro Scatenato, regia di Martin Scorsese, 1980)

04 dicembre 2010

L'ultimo atto dei Mille

national_geographic_garibaldi_mille_maddaloni_caserta_bixio.jpgArticolo di Michele Gravino e fotografia di Alberto Novelli tratti da Nationalgeographic.it

Nell’ottobre 1860, Garibaldi sconfisse l’esercito borbonico sul Volturno e consegnò il Sud a Vittorio Emanuele II. Nasceva l’Italia unita: ma oggi non tutti si preparano a festeggiare l’anniversario. Nella foto, il monumento al Ponte delle Valli, nei pressi di Maddaloni, in provincia di Caserta, dove i garibaldini comandati da Nino Bixio (in primo piano) respinsero un attacco borbonico. Sullo sfondo, l’Acquedotto Carolino, che porta l’acqua alla Reggia.

Vai al sito Nationalgeographic.it

29 novembre 2010

Ovunque si chiama Fontaneto

IMG_6083.JPGQualche decina di amici. I sapori di un'enogastronomia dai lidi mai troppo lontani. Momenti di convivialità semplice e perciò preziosa.

Grazie alla Biblioteca dei Sapori e delle Tradizioni per avermi invitato a presentare il mio romanzo, per la prima volta a Fontaneto, in occasione di Tavola d'Autore di sabato scorso (di cui trovate un album fotografico nella colonna di destra, che ferma alcuni momenti della serata). Grazie ad Amici del Vino, Pro Loco, Comune, Biblioteca "Dante Strona" e Cooperativa Agricola Operaia per aver collaborato alla realizzazione della serata. Grazie alle bravissime cuoche che hanno impreziosito la serata con la loro sapiente maestria tra i fornelli. Grazie a Bruna Vera, per la sua passione e la sua carica nell'interpretare i passi tratti dal romanzo. Grazie ai presenti, per aver condiviso una serata per me indimenticabile. E, come sempre, grazie a Barbara.

Mario Monicelli

Mario_Monicelli.jpgMario Monicelli (Viareggio, 16 maggio 1915 – Roma, 29 novembre 2010) è stato un regista e sceneggiatore italiano tra i principali esponenti della commedia all'italiana insieme a Dino Risi e Luigi Comencini.

È da considerarsi senza dubbio uno dei registi, se non il regista, che meglio di tutti ha interpretato lo stile e i contenuti del genere della Commedia all'italiana.

"Quello che in Italia non c'è mai stato, una bella botta, una bella rivoluzione, Rivoluzione che non c'è mai stata in Italia... c'è stata in Inghilterra, c'è stata in Francia, c'è stata in Russia, c'è stata in Germania, dappertutto meno che in Italia. Quindi ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto, 300 anni che è schiavo di tutti."

(a Raiperunanotte, 25 marzo 2010)

A tu per tu con gli scrittori tra fauni in legnaia e nipotini

Articolo tratto dalla pagina 77 de "La Stampa" (edizione di Novara) del 27 novembre 2010

Aquilino a Oleggio con ballate medievali. Platini è a Fontaneto

IMG_1363.JPGNeve e freddo. Tempo ideale per stare chiusi in casa a leggere. Non è scontato che debba finire così, questo finesettimana. Ci sono incontri con scrittori che accompagnano i lettori a Gerusalemme tra Crociati e santi innocenti, in paesi popolati da umanità bizzarra e presenze pagane, in un viaggio cultural-sensoriale con partenza da una terrazza sulla spiaggia, eppoi nelle case di nonne, figlie e nipoti.

In ordine cronologico, si parte stasera da Fontaneto d’Agogna e «da una spiaggia dove comincia un affare a due tra il giovane protagonista della storia e il narratore suo alter ego, sintesi di sogni e speranze» anticipa Luca Platini, giovane autore che nella sua Fontaneto presenta in una cena-incontro (quasi tutto esaurito), invitato anzitutto da Amici del Vino e Pro Loco, «Ovunque e da nessuna parte» pubblicato con Zedda. E’ il romanzo d’esordio per Luca, 31 anni, esperto nel campo della comunicazione e innamorato della scrittura «a 360 gradi».

Ben più lungo (anche per età o esperienze di vita) e scandito da successi creativi è il curriculum di Aquilino Salvadore, ex insegnante, autore di testi teatrali con collaborazioni un po’ in tutta Italia. Aquilino (così firma libri e testi) sarà protagonista a Oleggio, dove vive, nel secondo «Incontro d’autore» che la Pro Loco organizza con Comune, Biblioteca e sponsor: appuntamento domani, domenica, dalle 17 nella sala 2 del cineteatro. Ballate popolari ad hoc saranno eseguite da «Los Scariolantes». Aquilino dialogherà sul libro storico «Le crociate dei santi innocenti» - un salto nel 1212 tra fede e rivelazioni verso Gerusalemme con il giovane Stefano - e il romanzo «Un fauno in legnaia» (ed. Robin), la storia diAlbino Guidi: «Racconto la quotidianità di ex docente in pensione ma soprattutto l’esplorazione di sé e del mondo» anticipa Aquilino. Tutto questo tra presenze ora esilaranti, ora fantastiche e spesso, metafisicamente e fisicamente, assai ingombranti.

Sullo sfondo, un giardino speciale e la chiesa. «Piemontesi», per sorridere dei subalpini «finendo con l’amarli», è alla ribalta domani dalle 17,30 da Lazzarelli a Novara. L’ha scritto la giornalista Daniela Finocchi dosando ricerche, ironia e le foto di Gabriele Croppi. E’ in tour anche la due volte nonna e scrittrice Maria Adele Garavaglia, fiera del suo «Diventare nonna» (ed. Lampi di Stampa): «A volte non è facile essere d’aiuto e godere appieno della gioia dei nipotini senza invadere. Come far capire che ci sei, con affetto, evitando di strafare? E’ un manuale per nonne. Qualche consiglio, spero, potrà essere utile a tutti».

Maria Paola Arbeia

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20 novembre 2010

Sabato 27 novembre: Tavola d'Autore a Fontaneto

copertina_OeDNP_mr.jpgSabato 27 novembre, a partire dalla ore 20.00, presso la sala Polivante di via XXV Aprile a Fontaneto d'Agogna (NO), avverrà una presentazione del romanzo Ovunque e da nessuna parte di Luca Platini nel corso di una serata organizzata dalla Biblioteca dei sapori e delle tradizioni. Piemonte... con Gusto!, con la collaborazione del Club Amici del Vino, del Comune di Fontaneto d'Agogna, della ProLoco di Fontaneto, della Biblioteca Pubblica Dante Strona e della Cooperativa Agricola Operaia.

Parole, suoni, immagini e un menù tratto dal libro proporranno un viaggio cultural-sensoriale che si svilupperà lungo un percorso che prevede l'alternanza di digressioni intorno alle tematiche della storia con piatti tipici dei luoghi citati nel volume.

Una cena letteraria, impreziosita da letture dell'interprete teatrale Bruna Vero, che leggerà alcuni passi del romanzo.

Scarica la locandina.

Per partecipare alla serata, prenotare mandando una e-mail a piemontecongusto@virgilio.it.

13 novembre 2010

Un libro a Milano 2010 – II Edizione

unlibroamilano_salone.jpgUn libro a Milano vi aspetta il 26-27-28 novembre 2010 con un gustoso menu ricco di incontri con autori, approfondimenti tematici, laboratori creativi per i più piccoli.

E in più uno spazio dedicato alla pittura, fotografia, grafica e scultura.
La mescolanza e la ricchezza delle opere sarà fonte di scambi creativi nelle diverse arti nonché ricchezza, fascino e opportunità per tutti i visitatori.  

L'ecologia in tutte le sue sfaccettature è il tema del 2010 con particolare attenzione a quel bene primario che è l'acqua.

Slovacchia Paese Ospite d'Onore 2010.

Visto il successo ottenuto nella prima edizione, il premio letterario di quest’anno  “Un Libro, Un Sogno” è stato ampliato e rivolto agli studenti delle Scuole Primarie e Secondarie di Primo Grado di Milano e Provincia.

Un libro a Milano, Salone della piccola e media Editoria Indipendente, alla seconda edizione, è nato con l'obiettivo di offrire alle piccole e medie case editrici, una grande vetrina nella città meneghina, da sempre luogo di ricchi scambi interculturali; così da realizzare un punto d'incontro tra chi scrive, chi legge e chi opera professionalmente nel settore, per conoscersi, confrontarsi e crescere insieme.

Un libro a Milano propone, accanto all'esposizione libraria di oltre 100 editori indipendenti, un originale programma culturale fitto di incontri, presentazioni e performance, in grado di incuriosire, stimolare e promuovere il gradimento del pubblico, che ci auguriamo affollerà lo spazio espositivo con vivacità, suggerimenti e dibattiti.

La kermesse, realizzata da Zephyro Organizzazione Eventi, il ramo eventi di Zephyro Edizioni, anche per questa seconda edizione si avvale della preziosa collaborazione dell'Associazione Culturale Librialsole, e delle Istituzioni che sostengono il progetto.

Perché visitare Un libro a Milano

- Oltre 100 espositori provenienti da tutta Italia in 2000 mq di spazio espositivo nella
cornice culturalmente più trend di Milano. Superstudio Più in Zona Tortona,
nel quartiere della moda e del design di Milano.
- Ricche proposte culturali
- Le novità editoriali del 2010
- Un’offerta diversificata per soddisfare tutti i gusti di grandi e piccoli lettori
- Originali ed economiche idee per il Natale alle porte
- Incontri con gli autori
- Laboratori per ragazzi
- Happy Hour con gli editori e gli autori
- L’ingresso al Salone è GRATUITO

un_libro_a_milano.jpgVai al sito della manifestazione

03 novembre 2010

Giulio Andreotti

andreotti_giulio_potere_premier_dc_democrazia_senatore_vita.jpgGiulio Andreotti (Roma, 14 gennaio 1919) è un politico, scrittore e giornalista italiano. È stato uno dei principali esponenti della Democrazia Cristiana, protagonista della vita politica italiana per tutta la seconda metà del XX secolo.

Ha ricoperto più volte numerosi incarichi di governo: è stato sette volte Presidente del Consiglio, otto volte ministro della Difesa, cinque volte ministro degli Esteri, tre volte ministro delle Partecipazioni Statali, due volte ministro delle Finanze, ministro del Bilancio e ministro dell'Industria, una volta ministro del Tesoro, ministro dell'Interno (il più giovane della storia repubblicana, a soli trentaquattro anni), ministro dei beni culturali (ad interim) e ministro delle Politiche Comunitarie.

È sempre stato presente, dall'Assemblea costituente, e nel Parlamento italiano dal 1948, come deputato fino al 1991 e successivamente come senatore a vita.

"Un mio amico siciliano mi diceva che il potere logora chi non ce l'ha."

(Frase attribuita anche a Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord)

29 ottobre 2010

L'elogio della lentezza sulla corriera dei dialetti

roma_macerata_corriera_pullmann.jpgArticolo di Alessia Rastelli tratto da Corriere.it

In viaggio da Macerata a Roma: anziani, giovani pronti a far la storia, qualcuno che è tornato

Cinquant’anni fa Bice era un’insegnante e una signora all’avanguardia: viaggiava da sola pur di raggiungere la scuola che le avevano assegnato. Con lei una ventina di altri passeggeri e pochissime donne. Oggi ha i capelli bianchi. A bordo della stessa «corriera» rossa, che da quasi un secolo accompagna i marchigiani a Roma, c’è il tutto esaurito. Due piani, ottanta posti e, sedute una dietro l’altra, Chiara, che appena scesa dovrà affrontare l’esame di spagnolo, Alessandra, ricercatrice farmaceutica, Loretta, da un anno badante a San Benedetto del Tronto, dopo aver lasciato la Nigeria a caccia di un futuro.

UN MEZZO ANTICO - In difficoltà ad attraversare l’Appennino — ancora oggi sono pochissimi e costosi i treni che vanno verso ovest — i marchigiani valicano le montagne in autobus fin dal 1923. Fu allora, infatti, che il ministero dei Trasporti autorizzò la prima autolinea interregionale tra Ascoli Piceno e Roma. A quei tempi basso e tozzo, con i bagagli che si caricavano sul tetto, l’autobus delle origini è diventato ora un pullman dai mille comfort, con la possibilità di prenotarsi online e un percorso più rapido (250 chilometri in circa quattro ore, contro le nove di inizio secolo). Tutti però continuano a chiamare il bus moderno con il suo nome antico, «la corriera», il termine usato all’inizio del Novecento per indicare i veicoli interurbani con il servizio postale.

NUOVI VIAGGIATORI - Anche i passeggeri sono cambiati: giovani per cui viaggiare non è più una conquista, professioniste in carriera, stranieri che tra queste colline hanno deciso di riparare. Eppure a bordo senti che la dimensione regionale prevale su quella globale. Gli accenti ancora marcati e l’inflessione dialettale con cui anche gli immigrati parlano l’italiano (come la «u» finale tipica dell’entroterra e dei paesi meridionali) svelano che si sta passando per Piediripa o Sant’Elpidio piuttosto che per Civitanova. E si percepisce che, ancora nel 2010, andare dalle Marche a Roma vuol dire spostarsi con il proprio piccolo sogno dalla provincia alla capitale. Il nostro viaggio inizia da Macerata, sul bus della Roma-Marche Linee, una delle società che copre il percorso verso il Lazio (almeno altre due, la Bucci e la Start, offrono un’alternativa per i viaggiatori del pesarese e dell’ascolano).

DA AUTISTA AL VERTICE DELLA SOCIETÀ - Già l’esperienza del presidente della Roma-Marche, Pasqualino Del Bello, racconta la storia di un’aspirazione realizzata. Nato 55 anni fa a Force — 1.400 abitanti nell’ascolano — è figlio di uno degli autisti che la corriera per Roma la guidarono negli anni Sessanta. Pasqualino stesso ha iniziato al volante di un bus, lungo una linea locale ai piedi dei monti Sibillini. Adesso lo incontriamo in giacca alla fermata di Porto d’Ascoli, insieme con il direttore commerciale Matteo Acciarresi, a controllare che il suo pullman riparta puntuale. «Una delle più grandi soddisfazioni di mio padre — confessa — è che io sia riuscito a comprare l’azienda dove lui iniziò».

TRA PASSATO E PRESENTE - A Porto d’Ascoli i passeggeri saliti a Macerata si trasferiscono su un altro pullman della Roma-Marche in viaggio da Fermo. Solo pochi minuti e si riparte. Dopo averlo costeggiato per oltre un’ora — dalle lunghe spiagge di Civitanova e Porto San Giorgio, fino alla riviera delle palme di San Benedetto — la corriera lascia il mare e inizia a squarciare le colline. Poi verranno l’Abruzzo e le montagne, l’autostrada, il buio della galleria che ospita i laboratori del fisico Zichichi, il profilo in lontananza dell’Aquila ferita. A bordo l’atmosfera è amichevole, ma senza chiasso. Gli anziani ricordano, i ragazzi progettano. L’insegnante Bice Angeloni rievoca i viaggi di mezzo secolo fa nella corriera «più buia e senza gabinetto». Di fronte a lei la matricola Alessandra Ciarrocchi, 19 anni, annuncia l’inizio delle lezioni e una nuova fase della vita. Per un attimo sembra di cogliere la situazione descritta da Marc Augé nel suo Un etnologo nel metrò (Elèuthera). Nel saggio l’antropologo sottolinea la sensazione di alterità che può nascere durante un viaggio nella metropolitana parigina tra i vecchi e i giovani, proprio nel momento in cui sono posti di fronte alle stesse fermate e a un itinerario che si ripete uguale a se stesso. La ragione è «la messa in parallelo di storie a velocità differenti: la nostra storia personale accelera laddove i giovani hanno tutto il tempo (...). Essi prendono la rincorsa e noi avvertiamo confusamente che sono loro che fanno o stanno per fare la storia».

I GIOVANI - Maurizio Catalini, 29 anni, di Recanati, studia Scienze sociali per la cooperazione alla Sapienza. Siede nelle prime file, al secondo piano. E sta prendendo la sua rincorsa: «Il mio professore dovrebbe avermi corretto la tesi — racconta —. Speriamo bene! Sono a Roma da tre anni e sto pensando di restarci dopo la laurea». Il salto, invece, lo ha già fatto la sua coetanea Alessandra Farabollini. Solo un passaggio, per lei, la capitale. Partita da Treia — neppure 10 mila abitanti, nel maceratese — vive da sei anni a Parigi come ricercatrice nell’industria farmaceutica. Determinati quanto la signora Bice, tenaci ma sobri come la gente di queste parti — la crisi e il precariato non sono mai nominati nonostante ne conoscano l’urgenza — i numerosi giovani a bordo sono i figli del turismo globale e la generazione dell’alta velocità. Eppure viaggiano in corriera non solo per necessità ma anche per scelta: «Vedo posti nuovi e l’atmosfera è più intima e rilassante» spiega Maurizio. «Il tragitto è più tranquillo, riesco ad addormentarmi» aggiunge Fernando Miguel Nicolini. Ventiquattro anni, da Porto Recanati a Roma per studiare Architettura, è nato in Argentina, il Paese che accolse la più grande comunità di immigrati marchigiani all’inizio del Novecento.

VIAGGI DI RITORNO - In questa regione di mare e colline infatti — bella e genuina, a volte un po’ stretta per chi decide di separarsene — si sceglie anche di tornare. O di venirci a vivere, magari in una diversa età della vita. Solo un mese fa, la bibbia dei pensionati americani Aarp ha messo le Marche tra i «cinque paradisi terrestri» dove trasferirsi dopo la pensione. Lo conferma a bordo Gianni Faraci, infermiere originario di Enna, 41 anni, da nove a Civitanova. «Nelle Marche si vive bene. Tra le sue colline si trovano i casali di una volta e si respira un forte senso di comunità». A tal punto, scherza, che «i marchigiani in tv vanno sottotitolati, perché non conoscono l’italiano». Teresa Leonardi ed Elisabetta Marino, invece, 56 e 48 anni, hanno origini marchigiane ma sono nate da famiglie trasferitesi a Roma. Eredi di quel legame speciale che lega la regione dei loro nonni alla capitale dai tempi dello Stato pontificio, tornano spesso a San Benedetto del Tronto in corriera. «La prendo da quando ero piccola e bisognava azzuffarsi per sedersi — spiega Teresa —. Oggi ci porto anche mia figlia» dice indicando l’adolescente sorridente seduta al suo fianco. «Mia madre è marchigiana, mio padre romano. Ma io mi sento più marchigiana — confessa Elisabetta —. Torno spesso da queste parti e quando arrivo mi sembra di essere a casa». Nel suo La mente del viaggiatore (Il Mulino), lo storico Eric J. Leed scrive che nell’era degli spostamenti globali dove tutto è noto ed è già stato scoperto, l’itinerario più autentico resta quello verso le proprie radici. «I viaggi storici verso l’esterno — ora non più possibili — creano la necessità di un viaggio di ritorno, verso l’interno, verso le origini e ciò che è stato lasciato alle spalle». E conclude con un invito: «Non muore chi collega il proprio termine ai propri inizi. Dunque vagate».

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23 ottobre 2010

Tallinn, melting pot medievale

tallinn_medioevo_estonia.jpgArticolo di Beatrice Moraldi tratto da Repubblica.it

A passeggio nel centro storico della capitale estone, un piccolo gioiello che mescola le tradizioni delle grandi culture nordiche. In un'atmosfera giovane, trendy.

Un museo medievale all'aria aperta: così appare il centro storico della città di Tallinn, capitale estone comparsa sulle carte geografiche nel 1154 e dolcemente addormentata sulle sponde meridionali del Golfo di Finlandia. Una città che ha vissuto passaggi di civiltà e culture diverse, la svedese, la russa, la germanica, oltre alla finnico-estone che prevale, in un melange di architetture, ma anche di volti, che contribuisce ad arricchire il fascino di una capitale di soli 400 mila abitanti.

Passato l'ingresso delle mura della città vecchia (Vanallinn, Patrimonio dell'Umanità dal 1997) attraverso il Viru Gate, la porta costituita da due torri del XIV secolo, e procedendo verso Toompea, collina che per circa trenta metri si innalza al centro della città, gli occhi si riempiono di uno stupore quasi infantile e l'aria che si respira ha il sapore delle mandorle tostate vendute su carretti di legno da ragazze in costume medievale. Ad ogni passo si dimenticano internet, cellulari, tv o gli aerei presi per arrivare fin lì per essere completamente assorbiti nell'atmosfera gotica di quegli edifici ai bordi delle strade.

Tra botteghe di souvenir, soprattutto in ambra, sbuca una delle attrazioni della città, il Museo delle Torture Medievali, particolarmente apprezzato dai turisti, a detta dei suoi cittadini, soprattutto perché aperto anche la sera, in alternativa ai locali più tradizionali.

A pochi metri dal museo è possibile ritrovarsi al centro di Raekoja Plats, la piazza del municipio, il cuore della città. In estate è possibile riposare tra i tavoli esterni dei numerosi caffè che si affiancano uno all'altro o godersi qualche manifestazione all'aperto tra edifici color pastello e palazzi storici come l'antica "Farmacia del consiglio cittadino" (operativa dal 1422).

In inverno, invece, lo spazio ospita uno dei mercatini di Natale più famosi in Europa: accanto al Raekoda, municipio costruito nel ‘300 e meta turistica per le sue stanze interne visitabili e la sua storica torre, si erge infatti ogni anno un immenso albero di Natale, circondato da banchetti da cui traboccano prodotti tipici natalizi, in un ambiente reso ancora più suggestivo, se possibile, dalla neve che solitamente cade nel mese di dicembre.

Salire ancora più su per le strade acciottolate di Toompea significa anche camminare su quella che, secondo il mito estone, sarebbe la tomba dell'eroe Kalev, una collina eretta solo per lui dalla moglie Linda, che lo avrebbe tristemente seppellito lì sotto.  Le lacrime dell'inconsolabile vedova, invece, avrebbero formato il lago Ülemiste, principale fonte idrica della città.

Continua...

16 ottobre 2010

Father and son (Cat Stevens - 1970)

cat_stevens_father_and_son.jpg(Father)
It's not time to make a change,
Just relax, take it easy.
You're still young, that's your fault,
There's so much you have to know.
Find a girl, settle down,
If you want you can marry.
Look at me, I am old, but I'm happy.

I was once like you are now, and I know that it's not easy,
To be calm when you've found something going on.
But take your time, think a lot,
Why, think of everything you've got.
For you will still be here tomorrow, but your dreams may not.

(Son)
How can I try to explain, when I do he turns away again.
It's always been the same, same old story.
From the moment I could talk I was ordered to listen.
Now there's a way and I know that I have to go away.
I know I have to go.

(Father)
It's not time to make a change,
Just sit down, take it slowly.
You're still young, that's your fault,
There's so much you have to go through.
Find a girl, settle down,
if you want you can marry.
Look at me, I am old, but I'm happy.

(Son)
All the times that I cried, keeping all the things I knew inside,
It's hard, but it's harder to ignore it.
If they were right, I'd agree, but it's them you know not me.
Now there's a way and I know that I have to go away.
I know I have to go.

 

12 ottobre 2010

A cena nell'Oltrepò Pavese

osteria_barbera_oltrepò_cena_appuntamento.jpgUno sguardo rubato mentre sei intento a tutt’altro. Di solito ti è sufficiente per stabilire che «è il caso che approfondisca la conoscenza di quell’antilope». E a niente servono i «ma non ti sembra un po’ prematuro chiederle di uscire? Non vi siete ancora scambiati una parola» di Remo o di Vito perché tu sei già di ritorno con un appuntamento per la serata o cinque dita stampate sulla guancia.

Anna è alla cassa, e tu nel cesto di plastica rossa hai due confezioni di caffè espresso, una di marmellata alle ciliegie, del pane bianco e del succo di frutta al kiwi e mela. Ti sorride. Le sorridi.
«Sono nove euro e settantatré centesimi. Ha moneta?»
Le domandi se sei tanto vecchio da non poter nutrire del favore di ricevere del tu. A te manca la moneta. Alla donna dietro a te in coda la pazienza di aspettare che tu finisca di raccontarle fandonie da viveur e da portamonete scordato in auto.
«Allora? Si è decisa? Stasera uscirà con questo idiota o no? Ho un carrello pieno io…»

Quando la passi a prendere il sole è quasi sul punto di scomparire dietro l’orizzonte delle montagne sulle quali talvolta da piccolo fantasticavi un giorno di rifugiarti.
«Dove mi porti a mangiare?»
«Non si dice… Sorpresa.»
Mentre in te si consuma uno dei più aspri dibattiti da «pizzeria, pub, trattoria o ristorante? Pizzeria no, ci andrà sempre, è una da pizzeria questa. Ristorante nemmeno, non è il caso, ma la vedi come è conciata? Sembra uscita da una puntata di Passaparola. Allora pub? O trattoria? Trattoria o pub? Pub o trattoria?…», lei ti sbologna il suo «ma lo sai che è da un po’ che ti tenevo d’occhio? No, non fraintendere, non è che… è che se una lavora in un supermercato conosce un sacco di persone, di vista intendo. Certo, non significa proprio conoscere, me ne rendo conto, però in un certo senso sapevo chi eri, cosa conteneva il tuo carrello della spesa e queste cose qui. E adesso siamo qua. È strano, vero?»
«Eh… sì, certo». Ok, pub assolutamente no: trattoria.

Anna è tutta una svolazzante minigonna a pieghe blu elettrico e un cumulo di aneddoti da cassiera di Ipercoop. La trattoria invece pare la casa della pialla. Tavoli di compensato. Perline alle pareti. Soffitto a pannelli in legno chiaro. In terra palché un poco più scuro.
«È carino qui.»
Cortesia da buona educazione o reale stima da figlia di falegname? In ogni caso non ti pentirai della scelta del locale.
«…oggi mi si è presentato uno in cassa con del pane e del nastro isolante. Ma ti rendi conto di che gente c’è in giro? Come fai a comprare al supermercato solo del pane e del nastro isolante?»
Barbera dell’oltrepò pavese. Tagliere di affettati misti. Fettuccine ai funghi porcini. Camoscio in salmì e patate al forno. Creme caramel. Caffè e amaro.
«…e poi Carmela continuava a starnutire perché ha passato tutto il pomeriggio a mettere a posto il reparto surgelati. Ci ho fatto una mezzora anch’io ieri, ma per fortuna non mi sono presa niente… Etciuù! Etci… Non è che avresti un fazzoletto di carta? Devo averli dimenticati nell’armadietto a lavoro i miei.»

Sotto il portone di casa sua. Le dai il bacio della buonanotte. Scende dalla macchina. Ti sorride, indirizzandoti un bacio con la mano.
«Ci sentiamo…» le esce di bocca. Domanda o speranza?
«Ci sentiamo» la rassicuri. Affermazione o ammissione di colpa?
«Ciao. Notte.»
«Ciao… Notte anche a te.»
Prendi il cellulare. MENU. RUBRICA. CERCA VOCE. ANNA. OPZIONI. CANCELLA VOCE. OK.
Da domani niente più Ipercoop. Si cambia: Giesse? Vada per la Giesse.

Frammento tratto dal romanzo